I 5 laghi del Pizol: da una sfumatura di blu all’altra

Non esito a definire l’escursione ai 5 laghi del Pizol un classico svizzero. Uno di quei classici da mettere in programma in estate, possibilmente non nel fine settimana per evitare la fila sui sentieri. Un’escursione che non delude e che porta l’escursionista ad ammirare cinque laghi di montagna spettacolari e scenografici.

I 5 laghi dei Pizol: il blu la fa da padrone

I laghi che si vedono durante questa escursione, che si svolge nel Canton San Gallo, sono i seguenti: Wangsersee, Wildsee, Schottensee, Schwzarzee e Baschalvasee. I più belli sono indubbiamente il secondo e il terzo. Ma vanno visti tutti, anche perché l’itinerario non presenta difficoltà particolari.

Ecco quindi l’itinerario suggerito

23 luglio 2020, Pizol Hütte (2226m) – Wangsersee (m2226), Wildsee (2435m)- Schottensee (2332m) -Schwarzsee (2372m) – Baschalvasee (2174m) – Chalchofen (1836m)

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Pronti, partenza, via!

Si parte da Wangs, dove si prende una gondola fino a Furt. Da Furt si prosegue con una prima seggiovia fino a Gaffia e poi con una seconda fino alla Capanna del Pizol. A questo link trovate tutte le informazioni relative ai prezzi del biglietto.

Dalla Capanna del Pizol occorre fare una deviazione verso sinistra, che dura circa 10 minuti, per andare a vedere il primo lago, il Wangsersee, che a dire il vero non è così speciale.

Da qui poi si ritorna verso la Capanna del Pizol e ci si avvia in salita, seguendo i cartelli gialli, verso il Wildsee. Che invece è spettacolare! Noi lo abbiamo visto in un momento della giornata in cui il sole giocava a nascondino e ciò nonostante l’acqua del lago era di un azzurro molto acceso, che ci ha ricordato gli amati laghi canadesi. A nostro avviso è il lago più bello dell’intera passeggiata e merita tutte le numerosissime foto che abbiamo scattato.

Dal Wildsee si scende (circa 100 metri di dislivello) verso lo Schottensee, anch’esso splendido, più piccolo e rotondo e di un’altra sfumatura di blu. Il sentiero lo costeggia e lascia il tempo di ammirarlo, offrendo anche degli scorci imperdibili sulle montagne circostanti.

Si torna poi a salire per una trentina di minuti circa per meritarsi la vista dall’alto sul quarto lago, lo Schwarzsee. Questo lago è di un blu più scuro, tendente al verde, certamente meno spettacolare dei due precedenti ma non per questo non ideale per un pic nic rigenerante.

Si scende al lago in circa una decina di minuti – attenzione, la discesa è un po’ ripida e come sempre servono scarpe ben profilate – e da qui non manca molto per raggiungere l’ultimo lago, il Baschalvasee. Da qui in circa quaranta minuti si arriva a Gaffia, dove con la seggiovia dapprima e con la gondola in seguito si torna comodamente a Wangs.

L’escursione è bellissima e a portata di tutti. Un classico dell’estate (o dell’autunno) svizzera da non perdere!

Quanta gioia ad alta quota per i 5 laghi del Pizol?

Classificazione: 4.5 su 5.

Qualche dato…

DURATAESCURSIONE CIRCOLARE DI 4H CIRCA
LUNGHEZZA11 KM
DISLIVELLO672M
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSOAll’inizio, alla Capanna del Pizol, e alla fine
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINI
PUNTI PANORAMICI
PARCHEGGIO

Qualche immagine…

La racchettata in Leventina che non ti aspetti: la Capanna Garzonera

Ce ne sono diverse, in Leventina, e presto ve ne parlerò con gioia, ma la racchettata in Leventina che non ti aspetti è quella alla Capanna Garzonera.

Ma perché è proprio lei la racchettata in Leventina che non ti aspetti?

Perché è una delle meno scontate, una di quelle che non ti viene in mente subito, una di quelle che tendi a dimenticare perché “alla Garzonera ci si va solo d’estate”. E invece no, ma chi l’ha detto? Certo, raggiungere la Capanna non è così facile, ma con un po’ di impegno e di buona volontà ci si può arrivare.

Ecco quindi l’itinerario suggerito

26 dicembre 2020, Nante (m1428) – Segna (m1484) – Alpe Nuova (m1489) – Cascina di Prato (m1614) – Pian Taiöi (m1666) – Rifugio Garzonera (m2003) – Pian Taiöi (m1666) – Cascina di Prato (m1614) – Alpe Nuova (m1489) – Segna (m1484) – Nante (m1428)

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Pronti, partenza, via!

Partiamo da Nante in un 26 dicembre freddo, parecchio freddo. In dicembre – e questo è un aspetto che vi consiglio di considerare – sul versante di Nante non vi è molto sole. Arriva sul tardi (se arriva). Ma arriva, senz’altro, nei primi mesi dell’anno. Quindi se cercate il sole invernale vi conviene andare alla Capanna Garzonera in quel periodo. Anche se una volta in cima il sole c’è. Sempre!

Alla fine del paese di Nante si segue la strada asfaltata che va verso l’Alpe Nuova. L’itinerario è semplice e volendo non serve mettere le racchette. Subito dopo l’Alpe Nuova però, all’altezza dell’acquedotto che si trova accanto al torrente Calzascia, la musica cambia. Il sentiero, o meglio, la traccia sale in mezzo agli alberi. Non vi è una vera e propria direzione, basta continuare a salire, tenendo il torrente sulla propria sinistra, finché il sentiero non spiana e ci si ritrova nel piccolo paradiso di Cascina di Prato. Qui, oltre a perdersi per quanto è bello il posto, si attraversa un ponticello e si segue la traccia verso sinistra fino ad arrivare al Pian Taiöi.

Al Pian Taiöi si oltrepassa un altro ponte e si torna a salire. A salire decisamente. Quella che manca è infatti la tratta più impegnativa e difficile dell’escursione (circa un’ora). Il dislivello non è molto (sono all’incirca 300m) ma il sentiero è molto ripido, la neve è soffice e la traccia stretta e poco visibile. Inoltre, ed è questo a rendere difficile questa parte di salita, il sentiero è un po’ storto, quindi basta davvero poco per scivolare.

L’aspetto positivo è che la Capanna Garzonera si vede solo alla fine, quando ormai sei arrivato. Hai quindi una sorta di effetto sorpresa, che dopo gli ultimi dieci tostissimi minuti di salita ti fa quasi dire, in una sorta di delirio, “oh guarda, sono già arrivato”. Il luogo è speciale: una terrazza soleggiata sull’alta Leventina, con vista sul massiccio del Gottardo da una parte e sulle cime a cavallo tra Leventina e Alta Valle Maggia dall’altra.

Il rifugio non è custodito ma è sempre aperto, ideale quindi per riscaldarsi se le temperature sono basse.

Il ritorno, sulla stessa tratta dell’andata, è molto veloce, con le racchette sembra quasi di volare. In men che non si dica scendiamo al Pian Taiöi e alla Cascina di Prato – dove ci fermiamo per una breve pausa-set fotografico (un grande grazie alla pazienza di mio marito…!) – e arriviamo a Nante.

Quanta gioia ad alta quota per la racchetta alla Capanna Garzonera?

Classificazione: 4 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 2H20, RITORNO: SI VOLA!!!
LUNGHEZZA12.5KM
DISLIVELLO649M
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSONO MA AL RIFUGIO GARZONERA, CHE NON È CUSTODITO, CI SI PUÒ CUCINARE QUALCOSA 🙂
ACQUA SUL PERCORSONON IN INVERNO
ADATTO AI BAMBININON IN INVERNO
PUNTI PANORAMICISÌ, SULL’ALTA LEVENTINA
PARCHEGGIOSÌ, A NANTE CI SONO DIVERSI PARCHEGGI

Qualche immagine…

Racchettata in Dötra, un facile, meraviglioso classico

Raggiungere con le racchette da neve il nucleo di Dötra, situato in Valle di Blenio – per la precisione tra Olivone e il Lucomagno – è un must dell’inverno ticinese: per farlo vi sono diversi itinerari, che non richiedono sforzi particolari. Si può infatti partire sia da Campra, che da Camperio-Piera. Questa questa volta, per la nostra racchettata in Dötra, abbiamo scelto di salire da Camperio-Piera. 

La racchettata in Dötra partendo da Camperio-Piera

Preciso, anzitutto, che a Piera non vi sono moltissimi parcheggi: suggerisco quindi di non arrivare troppo tardi! Se non avete in mente dove si trova Piera, non temete perché non potete sbagliare: poco dopo Camperio, infatti, continuando a salire troverete un nucleo di case e, soprattutto, diverse auto parcheggiate lateralmente sulla strada cantonale. Siete arrivati a Piera!

Ecco quindi l’itinerario suggerito

11 gennaio 2020, Piera (m1306) – Piana di Dasunda (m1687) – Dötra (m1749) – Piana di Dasunda (m1687) – Piera (m1306)

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Pronti, partenza, via!

Partendo da Piera, il primo tratto di percorso è su strada asfaltata e, a dipendenza del livello di innevamento, è possibile mettere subito le racchette. Quando siamo stati noi, a inizio gennaio 2020, a dire il vero il primo pezzo era anche parecchio ghiacciato: quindi in questo caso si è rivelato molto utile avere le racchette!

Partiamo in una mattina soleggiata di inizio gennaio. Non c’è moltissima neve purtroppo e, poco dopo il primo tornante, ci imbattiamo in un cartello che indica la Capanna Dötra. Scegliamo di seguire la direzione segnalata e ci rendiamo subito conto che è una buona idea: ci ritroviamo infatti subito nel bosco, allontanandoci dalla strada asfaltata. La salita non è troppo impegnativa e ci permette di chiacchierare e di guardarci in giro, contemplando la splendida natura che ci circonda.

Usciti dal bosco, sulla destra e poco lontano si vedono le cascine di Oncedo. Continuiamo a salire e ci ritroviamo nuovamente nel bosco. Quel che ci vuole per scaricare la tensione della settimana. A un certo punto attraversiamo il ruscello, ciò che ai miei occhi rende l’itinerario ancor più fiabesco. Non so spiegarvi perché ma in inverno, con la neve, per me i fiumi e i ruscelli aggiungono magia al percorso.

Raggiungiamo poi la Piana di Dasunda e, compiendo gli ultimi passi in salita, arriviamo in Dötra. In totale ci abbiamo impiegato un’ora e un quarto. Il nucleo è molto bello e regala attimi di vera pace.

Non c’è una nuvola in cielo e quindi vale la pena fare uno sforzo in più e salire oltre il nucleo di case. È sufficiente salire una decina di minuti per ritrovarsi davanti agli occhi un panorama molto aperto: si scorgono, tra le altre cime, il Pizzo Rossetto, l’Adula e le splendide montagne della regione del Lucomagno. Una gioia per gli occhi e per il cuore!

Ci concediamo un buon pranzetto al Grotto Dötra e torniamo a Piera. La discesa è veloce, in un’oretta siamo di ritorno alla nostra macchina.

La racchettata in Dötra è molto piacevole e la salita non è faticosa, ciò che rende l’escursione a portata di tutti, anche di chi è alle prime armi con le ciaspole. Purtroppo quel giorno ci siamo lasciati completamente assorbire dalla natura e dal panorama e, di conseguenza, i reperti fotografici sono limitati. Ogni tanto, nei posti speciali, succede anche questo!

Quanta gioia ad alta quota per la racchettata in Dötra?

Classificazione: 4 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 1.15H, RITORNO: 1H
LUNGHEZZA6 KM
DISLIVELLO457M
DIFFICOLTÀWT2
RISTORO SUL PERCORSOSÌ, A DÖTRA VI SONO SIA IL RISTORO CAPANNA DÖTRA CHE IL GROTTO DÖTRA
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINI
PUNTI PANORAMICINO
PARCHEGGIO

Qualche immagine…

Dove racchettare in Ticino? Al Monte Boglia, e chi l’avrebbe mai detto!

Capita, puntualmente, che al primo fiocco di neve venga voglia di fare la prima racchettata della stagione, immersi in un paesaggio fiabesco. Un passaggio che permetta di trascorrere una giornata nella neve, facendo nel contempo sognare la tanto attesa settimana bianca. E quindi, ancor più puntualmente, ci si inizia ad interrogare su dove racchettare in Ticino, magari senza andare troppo lontano e senza stare otto ore in auto. 

Dove racchettare in Ticino? E la risposta…

…quest’anno è tanto semplice quanto poco scontata! Infatti, con la prima nevicata (anche a basse quote) in Ticino è scesa talmente tanta neve che i classici itinerari escursionistici ben si prestano a una passeggiata con le racchette. Scegliamo quindi un itinerario che ci sta tanto a cuore, perché un classico della regione in cui viviamo, ma che non abbiamo mai percorso in inverno: il Monte Boglia! 

Ecco quindi l’itinerario suggerito 

7 dicembre 2020, Bré, area di svago (m800 circa) – Valle dei Cugnoli – Fontana di Busi – Carbonera – Sasso Rosso (m1294) – Monte Boglia (m1516) – Sasso Rosso (m1294) – Carbonera – Fontana di Busi – Materone (m931) – Bré, area di svago (m800 circa) 

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Pronti, partenza, via!

Partiamo dall’area di svago di Bré, dove vi è un comodo parcheggio. Nevica, è grigio e regna una pace assoluta. La quantità di neve caduta nei giorni scorsi ci permette di mettere da subito le ciaspole: incredibile!

Da bambina ho percorso, penso, mille volte la Valle dei Cugnoli, al punto da quasi odiarla. Ma in realtà è un posto splendido, un comodo sentiero ombreggiato, che si arrampica a zig-zag fino ad arrivare alla Fontana di Busi, classica prima pausa dove riposare prima di procedere e bere dalla fontana (e non solo da bambini, anche se questo è un ricordo per me indelebile!). 

Dalla Fontana di Busi si comincia a fare sul serio e si seguono i cartelli in direzione Monte Boglia. La neve inizia a essere davvero abbondante e si affonda sempre di più! Siamo quasi da soli e c’è un silenzio incredibile! 

Il sentiero non presenta grandi difficoltà, basta procedere passo dopo passo – racchetta dopo racchetta in questo caso – facendo attenzione unicamente alla neve che cade dagli alberi! Arrivati al Sasso Rosso il sentiero diventa più stretto e il ricordo delle gite al Boglia in estate diventa vivido: da qui le curve per salire sono sempre di più e gli alberi sempre di meno!

Anche se è inverno non è tanto diverso: le mille curve per salire non sono cambiate e gli alberi nemmeno, con la differenza che le fronde sono appesantite dalla neve e quindi dobbiamo spostarle con le mani per poter continuare a salire! Adoro, sembra di essere in Lapponia! 

Quando finalmente s’inizia a scorgere la croce del Monte Boglia, anche Lugano e il suo lago si fanno timidamente vedere. Ma la visuale sulla città dura ben poco perché riprende a nevicare sul serio. Che si vede sempre bene, invece, è la meta finale… che però non arriva mai!!! Gli ultimi dieci minuti in queste condizioni sono impegnativi ma una volta in cima veniamo ampiamente ripagati. È tutto una meraviglia ed è in questi momenti che mi rendo conto di essere fortunata.

Non ci fermiamo a lungo perché è piuttosto freddo e quindi scendiamo con le nostre ciaspole, che in alcuni momenti si trasformano in degli sci (unicamente per il fatto che io sono molto spesso per terra!). Ci divertiamo come pazzi e una volta arrivati alla Fontana di Busi decidiamo di rientrare a Bré percorrendo un itinerario diverso da quello dell’andata: svoltiamo infatti a sinistra e prendiamo il sentiero che porta dapprima al Matterone e infine in paese. 

Torniamo alla zona di svago beati, certi che la prima ciaspolata al Boglia non la dimenticheremo mai! 

Quanta gioia ad alta quota per la racchettata al Monte Boglia?

Classificazione: 4 su 5.

Qualche dato…

DURATACON LE CIASPOLE: ANDATA 3H, RITORNO 1.5H
LUNGHEZZA9.48 KM
DISLIVELLO783m
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSONO
ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINISÌ, SE SONO ABITUATI A CAMMINARE
PUNTI PANORAMICIMOLTI (OVVIAMENTE SE NON NEVICA!)
PARCHEGGIO SÌ, ALLA ZONA DI SVAGO DI BRÉ

Qualche immagine…

Escursione al Pizzo Pécian – Un’allucinazione che si trasforma in realtà

Ci avevo già provato l’anno scorso, a salire al Pécian, ma l’avevo fatto arrampicandomi dai laghi di Chièra, seguendo delle tracce improbabili. E non era stata una grande idea: quando avevo realizzato che, se mi fosse scivolato un piede, sarei finita diretta nel lago, ero tornata indietro con la coda tra le gambe. Quindi avevo un conto aperto con l’escursione al Pizzo Pécian e…

…l’escursione al Pizzo Pécian andava assolutamente ritentata!

Oggi era la giornata perfetta per farlo! Questo mese di novembre, infatti, sta regalando giornate fantastiche e super soleggiate, perfetta per una passeggiata che si candida a diventare una delle più belle escursioni in Ticino dell’anno!

Ecco quindi l’itinerario suggerito…

22 novembre 2020, Somprei (1857m) – Alpe di Chièra (2036m) – Pian Pécian (2263m) – Pécian (2662m) – Pian Pécian (2263m) – Alpe di Chièra (2036m) – Somprei (1857m)

Itinerario su SvizzeraMobile

Pronti, partenza, via!

Arrivati a Somprei (sopra Osco), dove abbiamo parcheggiato, il termometro dell’auto segnava -2.5 gradi. Per un attimo abbiamo pensato che avremmo avuto freddo e che avremmo incontrato neve… e invece no! La temperatura era perfetta, anche se in cima tirava un po’ di vento, e neve vera e propria l’abbiamo incontrata solo negli ultimi metri prima di arrivare al Pécian. Ma non è riuscita a guastarci la festa. 

Somprei è un bellissimo nucleo di case che si affacciano con fierezza sulla Leventina. Un piccolo paradiso terrestre da cui parte il sentiero in direzione dell’Alpe di Chièra e dei laghi di Chièra. Fino all’Alpe la salita e dolce e non vi sono particolari difficoltà. Mi stupisce, solo, non trovare animali. Ma del resto, ragiono, siamo in novembre e l’inverno si avvicina. 

All’Alpe di Chièra si vede la croce della nostra meta finale. Il sentiero inizia a salire e bisogna prestare molta attenzione a non perdere la deviazione per il Pécian situata, verso nord-ovest, in prossimità di un’antenna. Non ci sono, infatti, cartelli, ma solo due scritte su due sassi vicini: sul primo sono rappresentate una croce e una freccia, sulla seconda i resti di quella che, una volta, era la scritta Pécian. 

Una volta presa la deviazione, bisogna un po’ impegnarsi per non perderla! Infatti le tracce sono un po’ confuse. Nel dubbio basta tirare dritto in direzione del Pizzo, tanto il sentiero lo si ritrova. E sale, e curva, e gira, e curva un’altra volta, e un’altra volta ancora. L’oretta di salita che ci separa dal Pécian è un continuo zigzagare, che quasi gira la testa! Guardi su, ti fermi, respiri (o sospiri) e ti dici “Dai che ci siamo!”. E invece no! Sembra sempre di essere vicini alla meta… ma è solo un’allucinazione! La vetta non arriva mai… ma quando finalmente arriva, dopo gli ultimi metri resi più difficili dalla neve presente sul sentiero… l’allucinazione si trasforma in una splendida realtà! 

Si vede, per prima cosa, la croce: tanto piccola da lontano, tanto imponente quando te la ritrovi davanti. Poi è sufficiente fare due passi in più (o meglio, trovare il coraggio di farli, per chi soffre di vertigini come la sottoscritta) per vedere, sotto, i laghi di Chièra: blu scuro, sia quello piccolo sia quello grande, e con qualche spruzzata bianca quello piccolo, già un po’ ghiacciato. Sulla sinistra, invece, si apre uno splendido scenario montano dominato dal Pécianett, dal Pizzo delle Colombe e dal Pizzo del Sole, mentre sulla destra la vista spazia senza limiti su tutta la Leventina, da Biasca al Gottardo. Il cielo è molto terso e il panorama è meraviglioso, per godercelo appieno ci concediamo quindi una pausa pranzo all’ombra (inesistente!) della croce del magnifico Pécian. 

È difficile andarsene da un posto così ma l’arietta è fresca e quindi decidiamo di scendere, concentrandoci nei primi pezzi di discesa dove c’è la neve. Arriviamo a Somprei in circa un’ora e mezza.

Per chi fosse interessato ricordo che scendendo, e una volta arrivati al famoso incrocio dove si prende la sinistra per il Pécian, c’è sempre la possibilità di salire verso i laghi di Chièra, così da ammirarli da vicino e non solo dall’alto. E vi assicuro che vale la pena fare un’ulteriore oretta di salita!

Quanta gioia ad alta quota per l’escursione al Pizzo Pécian?

Classificazione: 4.5 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 2 H CIRCA, RITORNO: 1.30
LUNGHEZZA9.13 KM
DISLIVELLO843
DIFFICOLTÀT3
RISTORO SUL PERCORSONO
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBININO. IN COMPENSO CON I BAMBINI VA SI PUÒ ANDARE AI LAGHI DI CHIÈRA
PUNTI PANORAMICIASSOLUTAMENTE!
PARCHEGGIOSÌ, A SOMPREI

Qualche immagine…

Una bella escursione in Valle di Blenio: il Pizzo Rossetto

Lockdown finito, nervi ancora un po’ a fior di pelle, tanta voglia di stare all’aria aperta e forma fisica da inizio stagione, quindi ancora (decisamente) da migliorare. Queste sono le condizioni di partenza di questa bella escursione in Valle di Blenio. Bene ma non benissimo considerando che, una volta parcheggiata l’auto in paese a Olivone, ci aspettano circa 1200 metri di dislivello positivo e circa 6 ore di camminata. Ma ne vale la pena perché…

Con questa escursione in Valle di Blenio puoi godere di un panorama a 360 gradi su tutta la Valle del Sole

Dal Pizzo Rossetto, infatti, quello che si apre davanti agli occhi è uno scenario incredibile, che ripaga di tutte le fatiche del percorso circolare proposto.

Ecco quindi l’itinerario suggerito

21 maggio 2020, Campo Blenio (1216m) – Ronch da Guald (1574m) – Capanna Bovarina (1870m) – Alpe di Bovarina (2006) – Passo Cantonill (1936m) – Pizzo Rossetto (2097m) – Passo Cantonill (1936m) – Ör Tamina (1852m) – Scandoàir (1566m) – Campo Blenio (1216m)

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Pronti, partenza, via!

La prima tappa da raggiungere è la Capanna Bovarina (circa 2 ore e 15 secondo i cartelli, noi ce ne abbiamo messe 2). Il primo tratto, pur se su strada carrozzabile fino alle cascine di Ronch da Guald (anche se da curva a curva si riesce a tagliare con dei sentieri un po’ improvvisati), è davvero piacevole e attraversa molti prati in fiore. Al Ronch da Guald si abbandona la strada, si prende il sentiero e si scende leggermente fino al ponticello sul fiume, per poi tornare a salire.

Qui la storia cambia. Decisamente. Dal Ronch da Guald, infatti, la salita è bella ripida e i 300 metri di dislivello per arrivare alla Capanna Bovarina mi fanno bramare un secondo caffè. Che ordino non appena arriviamo. L’aria è fresca, in cielo non c’è una nuvola e assaporarlo fuori mi ricorda quanto, per me, montagna significhi libertà. Staccare la spina. Dimenticare il quotidiano. Gioia, in una parola!

Ripartiamo alla volta dell’Alpe Bovarina, che raggiungiamo in una ventina di minuti. All’Alpe c’è una pace assoluta e c’è ancora neve, che se si sta sciogliendo. L’unico rumore, infatti, è quello dell’acqua, ben definito, che scorre verso valle. Dall’Alpe scendiamo verso Predasca facendo ben attenzione, qualche curva prima, a non perdere la deviazione per il Passo Cantonill.

Il sentiero è ben definito e piuttosto largo, taglia la montagna in orizzontale e, quindi, sale piuttosto dolcemente. A un certo punto rischiamo anche di perderlo, il sentiero! Colpa più della neve che nasconde gli amati segni bianco-rossi o del fatto che continuiamo a chiacchierare?

Improvvisamente, poi, la dolce salita si trasforma in un ripido sentiero, che percorriamo fino al Passo Cantonill. Qui ci ritroviamo davanti a un immenso prato verde, un balcone fiorito con vista su Anveuda, Dötra e le montagne ancora innevate del Lucomagno. È un posto perfetto, fidatevi, per fare picnic!!! Anche perché poi, con la pancia piena, la salita finale fino al Pizzo Rossetto (circa 25 minuti) è meno faticosa!

Al Pizzo Rossetto il panorama è fantastico e la testa, a guardare giù, a chi soffre di vertigini come me gira parecchio! E mi aiuta, inconsapevolmente, a girare su me stessa per godermi senza paura lo spettacolare panorama a 360 gradi sulla Valle di Blenio. Dal Lucomagno alla regione del Pizzo delle Colombe, dal Piz Terri alla diga del Luzzone, dall’Adula al Sosto. In una giornata così, tra l’altro, ci si rende anche conto molto bene del perché la Valle di Blenio venga chiamata Valle del Sole!

Il sole è ancora alto nel cielo ma è comunque ora di scendere. Per rientrare a Campo Blenio prendiamo il sentiero “direttissimo” che passa da Scandorair. Poco più di un’ora di discesa spacca gambe, in parte nel bosco, dove vi consiglio di prestare attenzione alle radici e… alle caviglie.

Arriviamo a Campo Blenio piuttosto stanchi ma non rinunciamo a una veloce visita all’Azienda agricola Croce, per comprare yogurt e marmellata per la colazione, meritata, del giorno dopo!

Quanta gioia ad alta quota per l’escursione al Pizzo Rossetto?

Classificazione: 4 su 5.

Qualche dato…

DURATACIRCA 6 H
LUNGHEZZA16.3 KM
DISLIVELLOCIRCA 1220 M
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSOSI PUÒ MANGIARE ALLA CAPANNA BOVARINA
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINIPER I BAMBINI È UN PO’ LUNGA. EVENTUALMENTE SCEGLIERE DI RECARSI SOLO ALLA CAPANNA BOVARINA
PUNTI PANORAMICIDAL PIZZO C’È UN PANORAMA PAZZESCO!
PARCHEGGIO SÌ, A CAMPO BLENIO

Qualche immagine…

Escursione al Pizzo Leone – Una serie di punti panoramici sul Lago Maggiore

L’escursione al Pizzo Leone è stata, in assoluto, la prima fatta in solitaria. È successo perché quella domenica di ottobre prometteva davvero troppo bene per non essere sfruttata. C’era un sole fantastico e temperature decisamente sopra la media stagionale. E così ho osato e non me ne sono pentita. Ogni tanto basta davvero poco! 

L’escursione al Pizzo Leone è a portata di tutti

Per la mia prima gita da sola ho scelto una meta relativamente facile e adatta davvero a tutti, che abbina uno sforzo non troppo importante a una serie quasi infinita di splendidi punti panoramici sul Lago Maggiore.  Un’escursione che, mio consiglio personale, forse non farei tra luglio e agosto, visto che l’itinerario per la maggior parte è al sole. 

Ecco quindi l’itinerario consigliato

11 ottobre 2020, Porera (1043m) – Chiesetta di Pozzuolo (1181m)– Alpe di Naccio (1395m)– Monte Leone (1659m)– Alpe di Naccio (1395m)– Corona di Pinz (1294m)– Porera (1043m)

Link all’itinerario su SvizzeraMobile

Pronti, partenza, via!

Sono partita dai Monti di Ronco, per la precisione zona Porera. Trovare il posto è meno difficile di quel che può sembrare. Dopo i Monti di Ronco basta continuare a salire, in auto, finché non si raggiunge una serie di parcheggi laterali sulla destra, al termine della quale c’è una barriera. Ho parcheggiato lì. 

Il primo pezzo di cammino lo si fa su strada asfaltata finché non si arriva alla Chiesetta di Pozzuolo. Qui, sulla destra della strada, si prende il sentiero e s’inizia a salire in direzione dell’Alpe di Naccio.  

È una salita che si percorre volentieri e che non pone difficoltà. In grande (grandissima) parte sotto il sole e in piccola (piccolissima) parte nel bosco, la vista è sempre e comunque magnifica e in un’oretta si arriva all’Alpe di Naccio. 

Da qui si vede, poco sopra le ultime case, un belvedere con una croce. Si capisce presto che vale la pena raggiungerlo per fare una pausa, godersi il panorama e riprendere fiato prima del pezzo finale. Alla Croce, infatti, il sentiero si dirama ed entrambe le vie portano al Pizzo. Io ho scelto di andare verso destra e vi consiglio di fare lo stesso. Dopo più o meno una mezzoretta di salita convinta si arriva al Pizzo Leone: una meraviglia! 

La vista è a 360 gradi e spazia dal vicino (sembra…) Gridone, alla parte italiana del Lago Maggiore, al Gambarogno, al Piano di Magadino, a Locarno, ad Ascona e, appena sotto, a Brissago. Ci sono diversi punti strategici per fare un pic nic e mentre mi guardo intorno mi chiedo perché ci ho impiegato una vita intera per salire fino a qui. 

E mi chiedo anche perché non ho mai avuto il coraggio di fare un’escursione in solitaria. Eppure non sono caduta, non mi sono persa, non mi sono fatta male e sono riuscita a godermi ogni attimo! 

Il sentiero per tornare all’auto è lo stesso e quindi basta percorrerlo al contrario. Visto che non ero ancora stanca, però, e che avevo ancora un po’ di tempo, ho optato per una veloce deviazione alla Corona dei Pinci (o Corona di Pinz). 

Si tratta di aggiungere una ventina di minuti di cammino, prevalentemente in pianura, prendendo il sentiero, ben segnalato, che parte subito sotto l’Alpe di Naccio e che passa da Casone. Ne vale davvero la pena: anche dalla Corona dei Pinci, infatti, la vista su Locarno e sul Delta della Maggia è strepitosa e, da lì, la discesa su Porera è poi molto veloce.  

Sono una luganese DOC, o luganocentrica, o sbröia, o luganesina… ma questa escursione tutta locarnese la consiglio caldamente perché è strepitosa! 

Quanta gioia ad alta quota per il Pizzo Leone?

Classificazione: 4.5 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 2H CIRCA, RITORNO 1H CIRCA
LUNGHEZZA4.2 KM
DISLIVELLO 605 M
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSONO
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINI
PUNTI PANORAMICISÌ… TANTISSIMI E UNO PIÙ BELLO DELL’ALTRO
PARCHEGGIO

Qualche immagine…

Lagh de Calvaresc: il lago a forma di cuore più famoso della Svizzera italiana

Era moltissimo tempo che avevamo nel mirino il Lagh de Calvaresc, il lago a forma di cuore più famoso della Svizzera italiana. Si trova in Val Calanca, quindi nel Grigione italiano e, lo dico subito per dovizia d’informazione, raggiungerlo richiede un buon allenamento: la salita, infatti, è piuttosto impegnativa, sia che si decida di raggiungerlo da Rossa, sia che si voglia partire dall’Alp de Bec. Ma vale decisamente lo sforzo!

Lagh de Calvaresc: quando l’attesa aumenta il desiderio!

Per qualche strana ragione era anche moltissimo tempo che rimandavamo questa escursione. Non so perché… semplicemente non c’era mai la costellazione ideale! E si sa che l’attesa aumenta il desiderio (soprattutto quando c’è di mezzo il cuore…)! 

Ecco quindi l’itinerario suggerito

7 novembre 2020, Rossa (m1070) – Ör de Sott e Ör de Sora – Alp de Calvaresc Sott (m1835) – Alp de Calvaresc Sora (m2131) – Lago Calvaresc (m2215) – Alp de Calvaresc Sora (m2131) – Capanna Boffalora (m2080) – Alp de Calvaresc Sott (m1835) – Rossa (m1070) 

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Pronti, partenza, via!

Dopo tanto attendere questa giornata, parto da Rossa carica come una molla. Un sabato d’autunno senza una nuvola e la voglia di scaricare la settimana come migliori premesse. 

Sin da subito mi è chiaro che raggiungere il lago non sarà una passeggiata. Più il sentiero si arrampica sulla montagna e più diventa ripido, con alti scalini per chi (anche oggi!) ha gambe più lunghe delle mie. Arrivare fino a Ör de Sott, e poi de Söra, è già uno sforzo non indifferente e vanno via così i primi 400 metri di salita. Inizia poi un bosco di conifere molto fitto, all’interno del quale, che ve lo dico a fare, si continua a salire. E a far fatica. 

Quando il bosco finisce ci ritroviamo all’Alp de Calvaresc Sott. La vegetazione è bellissima. I prati sono colorati di giallo e oro mentre gli alberi, tutt’attorno, sfumano dal verde, al marrone, all’arancione. Ci guardiamo un po’ intorno, giusto per capire dove possa essere il lago, e dal rumore della cascata intuiamo la direzione. 

E quindi ancora su, ovviamente, arrampicandoci per brevi tratti anche con le mani e utilizzando le catene. Per fortuna la vista non è a strapiombo, ma attenzione al ghiaccio e di riflesso a dove mettere i piedi! Quando arriviamo all’Alp de Calvaresc Sora ci ritroviamo su una sorta di terrazza da cui si gode di una vista magnifica sulle cime della Val Calanca. E da cui si riesce finalmente a intuire dove si trova il lago! 

Non manca più molto e in circa una ventina di minuti siamo al lago. Lo scenario che si presenta davanti ai nostri occhi è splendido: le cime e le pareti attorno al lago sono innevate, ma solo nei punti in cui non batte mai il sole, creando quindi un gioco di luci molto speciale. E in realtà arrivare al lago non è sufficiente per percepire la sua naturale forma di cuore, bisogna salire ancora! Sembra uno scherzo – del resto l’amore non lo è, ogni tanto? – ma non lo è! Fortunatamente però si tratta davvero solo di 5 minuti, ma 5 minuti fondamentali per godersi appieno uno spettacolo forse unico in Svizzera. Un cuore. Un cuore blu!

Questa volta la pausa pranzo (e foto, perché ci scateniamo) dura un po’ più del solito, è novembre ma sembra primavera (ok, ok, sarà l’effetto del lago a cuore che fa sentire le farfalle…) e vista la fatica fatta per salire sarebbe un peccato non godersi il momento. 

Dopo un’oretta, però, è ora di scendere, anche perché lungo il ritorno vogliamo passare a dare un’occhiata alla Capanna Boffalora, sia per evitare un pezzo di discesa che sembrava un po’ ghiacciato e quindi poco simpatico, sia per cambiare in parte itinerario. La scelta si rivela azzeccata perché la parte di sentiero che va dall’Alp de Calvaresc Sora alla Capanna Boffalora, tagliando la montagna, è veramente molto bella (anche se ci fa allungare l’escursione di circa un’oretta). La seconda parte dell’attraversata è orfana di sole e quindi riserva alcuni passaggi scivolosi, per i quali la prudenza risulta essere la migliore alleata. La Capanna purtroppo è chiusa ma… torneremo l’anno prossimo! Da qui scendiamo all’Alp de Calvaresc Sott, da dove torniamo a Rossa. Siamo distrutti, la discesa fa davvero rimpiangere la salita e le gambe e le ginocchia chiedono pietà. Il cuore, però, è felice!  

Quanta gioia ad alta quota per il Lagh de Calvaresc?

Classificazione: 5 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 3 H, RITORNO: 3 H
LUNGHEZZA13.7KM
DISLIVELLO1457M
DIFFICOLTÀT3
RISTORO SUL PERCORSOSÌ, ALLA CAPANNA BOFFALORA
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINIANCHE NO
PUNTI PANORAMICI
PARCHEGGIO

Qualche immagine…

Lago di Cama – Di boschi incantati, riflessi e magia

Anche se ieri sera abbiamo avuto una cenetta un po’ goliardica, la sveglia suona presto. Siamo infatti a fine ottobre e il sole, sul Lago di Cama, scende presto. Anche sull’omonima valle, ma quest’ultima rimane comunque tanto all’ombra. Consiglio quindi, se si sceglie di visitare questo luogo nei mesi autunnali, di calcolare bene l’orario di partenza per essere al lago entro le ore 12.00.

Il Lago di Cama, indubbiamente tra i laghetti alpini più belli

Ebbene sì, diciamolo subito. Il Lago di Cama merita un posto d’onore tra i laghetti alpini più belli. Sicuramente per i suoi colori e per il paesaggio che lo circonda ma anche per l’itinerario per raggiungerlo, davvero di grande rilevanza naturalistica.

Ecco qui l’itinerario per raggiungerlo

31 ottobre 2020, Cama-Ogreda (361m) – Monti di Provèsc (812m) – Lago di Cama (1270) – Monti di Provèsc (812m) – Cama-Ogreda (361m)

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Pronti, partenza, via!

A Cama il parcheggio dove lasciare l’auto c’è, è gratuito e si trova in zona Ogreda. E quindi pronti, partenza, via. Il sentiero inizia subito ripido e non lascia tregua, al punto che per i primi 40 minuti di salita ti chiedi “ma perché?”. E questo, soprattutto, se la sera prima hai mangiato raclette come se non ci fosse un domani… Gli scalini sono piuttosto alti ed esigono un po’ di allenamento e, possibilmente, una gamba più lunga della mia ma poi, raggiunti i Monti di Provèsc, la salita diventa via via più abbordabile. Forse anche perché il paesaggio in cui si è immersi è unico e speciale.

Con il fiume sempre sulla sinistra, i fitti boschi che si attraversano sembrano incantati: muschi verdissimi, foglie dai mille colori, erba che sembra fieno dipinto da Van Gogh, rocce incavate sotto cui passare. Il cielo non si vede praticamente mai. Ma non te ne accorgi quasi. 

Dopo poco più 2 ore circa (a buon passo) si arriva al Lago di Cama, giusto in tempo per innamorarsi. Di lui e dell’anfiteatro di cime innevate che vi si rispecchia fiero. Attorno gli alberi assumono colori diversi a dipendenza da dove li si guarda. Il lago è calmo, talmente calmo che sembra di essere su un’isola deserta. Lo vediamo illuminato dal sole mentre ci gustiamo un panino ma poi il sole sparisce in fretta, senza portarsi via la sua bellezza. 

Torniamo quindi a valle, prestando molta attenzione perché sul sentiero vi sono moltissime foglie e, soprattutto, maledicendo gli scalini dell’ultimo tratto anche in discesa! 

Quanta gioia ad alta quota per il Lago di Cama?

Classificazione: 4.5 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 2H30, RITORNO: 1.45
LUNGHEZZA11.09 KM
DISLIVELLO985M
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSOSÌ, AL LAGO DI CAMA
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINISÌ, MA CON UN PO’ DI PAZIENZA
PUNTI PANORAMICIIL VERO PANORAMA È IL LAGO
PARCHEGGIOSÌ, A OGREDA (CAMA)

Qualche immagine…

Una splendida passeggiata autunnale in Ticino: il lago di Sfille

Ci sono colori che solo l’autunno sa regalare. Sfumature che non trovi in nessun’altra stagione. Il verde che diventa arancione, l’arancione che diventa giallo, il giallo che diventa oro… sembra incredibile ma con una splendida passeggiata autunnale in Ticino ti rendi conto che è tutto vero.

La splendida passeggiata autunnale in Ticino che mi è rimasta nel cuore

Manco a dirlo, l’escursione al Lago di Sfille mi è rimasta nel cuore. Un luogo di straordinaria bellezza. Una giornata indelebile nell’Alta Vallemaggia. Paesaggi e colori unici. Un cielo perfetto. E la compagnia giusta. Se vi fidate di me, mettete il Lago di Sfille in agenda per il mese di ottobre!

Ecco quindi l’itinerario suggerito

7 ottobre 2020, Cimalmotto (m1402) – Fiümigna (m1285) – Alpe di Sfii (m1631) – Lago di Sfille (m1910) – Alpe di Sfii (m1631) – Fiümigna (m1285) – Cimalmotto (m1402)

Link all’itinerario su SvizzeraMobile

Pronti, partenza, via!

La partenza è da Cimalmotto, paese in cima alla Vallemaggia (e più precisamente nella laterale Valle Rovana) che non avevo mai visitato. E mi chiedo perché, visto che è un posto meraviglioso, di quelli che non appena ci arrivi ci vorresti trascorrere un intero weekend di relax. A raggiungerlo ci vogliono diversi chilometri e diversi tornanti sino e dopo Cerentino. Forse è per questo che non ci ero ancora venuta! Ma ne vale la pena.

E vale anche la pena fare un sforzo in più, infilare gli scarponcini e salire a piedi fino al Lago di Sfille. Perché quel che si raggiunge è un luogo di infinita bellezza, che mi ha stregata e che, in men che non si dica, è entrato nella classifica delle gite più belle del 2020.

Ma andiamo con ordine. Si può lasciare l’auto all’inizio del paese, dove vi è un parcheggio all’altezza della fermata dell’Autopostale. Da lì si parte a piedi seguendo i cartelli gialli.

L’inizio è in discesa, su strada asfaltata. Si attraversano diversi nuclei di rustici, uno più bello dell’altro, finché inizia il bosco e si prende un sentiero che scende sulla destra, da percorrere fino a raggiungere un ponticello e poi Fiümigna. Sembra di essere in una foresta incantata!

Da qui si comincia a salire in modo piuttosto deciso, sempre nel bosco. I colori sono pazzeschi. Sarà che è autunno, sarà che c’è un sole meraviglioso, ma gli alberi e le loro foglie sfumano dal verde al giallo, dall’arancione all’oro. Sotto, sulla sinistra, si intravvede (e si sente!) il fiume che scorre e alcune bellissime pozze turchesi, che se fosse estate…

Bisogna fare un po’ di fatica ma quando il bosco finisce e ci si ritrova all’Alpe di Sfii si coglie la prima grande soddisfazione della giornata: tra i larici colorati si apre un pianoro dove trovano spazio diversi rustici e, sopra, le bianche cime innevate lo illuminano.

Il tempo di meravigliarsi e – invece che salire in direzione del Lago dei Pozzöi o del Lago Gelato – ripartiamo prendendo il sentiero che scende fino al torrente. Superiamo il ponte e ritorniamo a salire, girandoci moltissime volte a guardare l’Alpe di Sfii illuminata. Io sono felicissima ed entusiasta. È tutto incantevole! Dall’Alpe di Sfii all’omonimo Lago ci sono ancora circa 300 metri di salita, resa più impegnativa dalla morbida coltre nevosa appena caduta, che nelle zone d’ombra non si è ancora sciolta. Ma con un po’ di concentrazione non ci sono problemi.

Dopo il Piano delle Vacche il lago si fa desiderare, sembra sempre dietro il prossimo tornante… e non c’è mai! Ma poi ci arriviamo ed è subito amore. Il Lago di Sfille è meraviglioso, di un azzurro tanto intenso quanto brillante. Tutt’intorno gli alberi sono un po’ gialli, un po’ arancione e un po’ dorati. E le rocce ricoperte di una neve ancora bianchissima. Osserviamo il lago rapiti, mentre pranziamo sulle rocce che lo sovrastano; il sole di mezzogiorno alto nel cielo lo fa sembrare uno specchio magico. Tornare a Cimalmotto è quasi un peccato!

In discesa serve fare molta attenzione a non scivolare, soprattutto nel primo pezzo dove vi è la neve che si sta sciogliendo. Per il resto non incontriamo difficoltà e nel giro di un’ora e trenta circa siamo alla macchina.

Rientriamo a casa soddisfatti, con gli occhi pieni di magnifici colori autunnali e il cuore colmo delle mille sfumature dello Sfille.

Quanta gioia ad alta quota per il Lago di Sfille?

Classificazione: 5 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 2.30 H CIRCA, RITORNO : 2 H CIRCA 
LUNGHEZZA12.67 KM
DISLIVELLO 902M
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSONO
SORGENTI D’ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINI
PUNTI PANORAMICINO… MA È TUTTO UN PANORAMA!
PARCHEGGIO

Qualche immagine…