Cima di Medeglia

In quest’estate dalla meteo pazzerella, la montagna (e il mio blog…) stanno un po’ subendo delle battute d’arresto passeggere, complici devo ammetterlo anche le vacanze, il bisogno di staccare un po’ e riposare e vedere, finalmente, un po’ di mare. Che ancora in Ticino non abbiamo 😉 Finalmente però si prospetta un sabato senza pioggia (almeno fino alle ore 15) e quindi decidiamo di fare una passeggiata non troppo lunga, che ci permetta comunque di respirare l’aria di montagna. Optiamo quindi per la Cima di Medeglia e vi assicuro che si rivelerà tutt’altro che un contentino!

Cima di Medeglia: vista su mezzo Ticino!

Dalla Cima di Medeglia, infatti, si gode di una bellissima vista sia sul Luganese, che sul Bellinzonese e sul Locarnese. L’escursione è breve – in tre ore e mezza circa andiamo e torniamo – e la zona che si attraversa, con molti prati e boschi, è davvero bella e merita una visita.

Ecco quindi l’itinerario suggerito…

31 luglio 2021, Medeglia (m702) – Canedo (m848) – Troggiano – Alpe delle Lagonce (m1166) – Cima di Medeglia (m1260) – Motto della Costa (m1164) – La Coste (m1039) – A Camarè – Medeglia (m702)

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Pronti, partenza, via!

Lasciamo l’auto alla fine del paese di Medeglia dove, sulla sinistra della strada, vi è un comodo parcheggio. Il sentiero parte proprio qui e i cartelli gialli lo indicano chiaramente. Si parte attraversando il nucleo e dirigendosi, quasi subito, sulla sinistra dello stesso. Si giunge in poco tempo su una strada asfaltata, da cui parte una scalinata con altri cartelli gialli. Non si può sbagliare. Si segue quindi il sentiero fino a un altro bivio: qui si può decidere se andare alla cima di Medaglia passando dai Monti di Medeglia o se salire passando da Canedo. Che è quello che scegliamo di fare noi.

L’inizio di giornata è decisamente difficile: pioviggina, è umido e per arrivare fino a Canedo – che è un nucleo bellissimo che non conoscevo- bisogna percorrere una strada asfaltata. E noi odiamo le strade asfaltate!

Da Canedo però, fortunatamente, torniamo presto sul sentiero. Quest’ultimo sale in modo piuttosto deciso ma fortunatamente all’ombra, così ci ripariamo da un piccolo sfogo di pioggia. Il tempo di fermarci e smette di piovere e, anzi, esce addirittura il sole! Piano piano la nostra giornata prende una piega diversa!

In circa mezzora di cammino arriviamo a Troggiano, un gruppo di cascine molto affascinante, da cui si ha una bellissima visuale sul Monte Tamaro. È il posto ideale per una breve pausa prima di ripartire. Dopo un’altra mezzoretta di camminata arriviamo all’Alpe delle Lagonce, abitata da una quantità innumerevole di capre e dal loro pastore. Il posto è molto bello ed è impossibile non notare il verde intenso dei pascoli e degli alberi. L’acqua di questi giorni ha decisamente fatto bene alla natura!

Siamo vicini alla meta: la Cima di Medeglia dista infatti solo un altro quarto d’ora circa. Di salita, certamente! Arrivati in cima però veniamo immediatamente ripagati. La vista è davvero splendida e a 360 gradi, nonostante ci si trovi “solo” a 1260 metri di altitudine. Si scorge tutta la catena di montagne che dal Monte Tamaro va verso il Monte Lema, con Lugano e il Lago Ceresio in lontananza. Si vede il Piano di Magadino, con il fiume Ticino che scorre e si butta nel Lago Maggiore, e anche Locarno. E infine, si vede la Grande Bellinzona!

Per il ritorno decidiamo di rendere l’itinerario circolare, scendendo verso i Monti di Medeglia, passando però da Camarè per evitare un’altra strada asfaltata. La scelta si rivela azzeccata, anche perché così facendo attraversiamo diversi monti molto belli, tutti da scoprire. Arriviamo a Medeglia in circa un’ora e quindici, prendendocela con calma, super soddisfatti di questa gita!

Quanta gioia ad alta quota per l’escursione alla Cima di Medeglia?

Classificazione: 4 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 2H CIRCA, RITORNO: 1H30 CIRCA
LUNGHEZZA10.61 KM
DISLIVELLO644M
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSONO
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINI
PUNTI PANORAMICIINDUBBIAMENTE
PARCHEGGIOIN PAESE A MEDEGLIA

Qualche immagine…

Emozioni sospese al Triftbrücke

Siete alla ricerca di un’escursione in Svizzera, magari non troppo lontana dal Ticino, che sia nello stesso tempo spettacolare e non troppo impegnativa? Ce l’ho: l’escursione al Triftbrücke – che poi in italiano si chiama Ponte del Trift – è quello che fa per voi e vi regalerà.. emozioni sospese!

Il Triftbrücke, uno dei ponti sospesi più belli in Svizzera

Il Triftbrücke è infatti un ponte sospeso che si trova nel Canton Berna. È stato costruito perché il ghiacciaio del Trift, sciogliendosi, negli anni ha creato un lago glaciale dalle mille sfumature di blu, impedendo l’accesso all’omonima capanna del Trift. Attraversare il ponte è adrenalinico e resterete senza fiato non solo per l’emozione di essere sospesi ma anche per lo spettacolare paesaggio circostante.

Ecco quindi l’itinerario suggerito

31 luglio 2020, Sunnige Trift – Schattige Trift (m1428) – Triftbrücke (m1757) – Schattige Trift(m1428) – Sunnige Trift

Link all’itinerario su SvizzeraMobile

Pronti, partenza, via!

La località di partenza è Schwendi, vicino alla più grande frazione di Gadmen: si trova ai piedi del Passo del Susten e pertanto, con quest’ultimo aperto, si può raggiungere comodamente in auto da Wassen. Da qui si prende una piccolissima cabina che, soprattutto in tempi di Covid, consiglio vivamente di prenotare! In una decina di minuti si raggiunge la stazione a monte, da cui parte il sentiero. È impossibile non vederlo e conduce subito a un ponticello. Lo si attraversa e si comincia a salire.

Diciamocelo subito: l’escursione è tutta in salita, una salita anche piuttosto ripida! Però sono solo 440 metri di dislivello positivo, che con grinta si affrontano, e smaltiscono, in un’ora e trenta circa. Le montagne circostanti sono molto rocciose e, salendo, sulla sinistra si sente (e nella parte finale dell’itinerario si vede anche) il fiume che scende roboante dal lago ghiacciato.

Proseguendo si incrocia il bivio per la Windegghütte, che si può raggiungere con una deviazione di una trentina di minuti. Noi però puntiamo dritti al ponte sospeso, che raggiungiamo in una mezzoretta.

Quando finalmente ci appare davanti agli occhi rimaniamo incantanti. Sotto il ponte – che s’inserisce perfettamente nel paesaggio – il fiume e alle spalle del ponte il lago glaciale, di un colore unico che abbraccia le mille sfumature di blu, dominato dall’alto dal ghiacciaio del Trift. O forse meglio precisare, da quel che resta del ghiacciaio che, sciogliendosi, ha dato origine al lago.

Il ponte, considerato uno dei ponti pedonali sospesi più alti e lunghi delle Alpi, è lungo 170 metri e alto 100 ed è impossibile attraversarlo senza provare un minimo di brivido e restare senza fiato perché il luogo è veramente spettacolare!

Un’escursione piuttosto facile e che regala emozioni indescrivibili, provare per credere!

Quanta gioia ad alta quota per l’escursione al Triftbrücke?

Classificazione: 5 su 5.

Qualche dato…

DURATA1h30 andata, 1h ritorno
LUNGHEZZA5.91KM
DISLIVELLO450M positivo
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSOSì, alla stazione a monte
ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINISÌ (con un po’ di pazienza e se abituati a camminare)
PUNTI PANORAMICINo
PARCHEGGIOSì, alla stazione a valle

Qualche immagine…

Poncione d’Arzo, che piacevole sorpresa!

Siete alla ricerca di una gita che vi regali un super panorama ma che però sia piuttosto breve e non troppo difficile? Allora vi consiglio il Poncione d’Arzo! Per salire fino alla cima è infatti sufficiente un’ora e trenta circa di camminata molto piacevole in salita, dove lo sforzo maggiore viene chiesto nella parte finale. La vista che si gode dal Poncione d’Arzo e dall’adiacente Monte Pravello ripaga però ampiamente dalla fatica.  

Il Poncione d’Arzo, un super punto panoramico sul Basso Ceresio !

Dal Poncione d’Arzo si gode infatti di uno splendido panorama sul Basso Ceresio, con Morcote e il Monte Arbòstora in primo piano e il ponte diga di Melide e il San Salvatore in secondo. La vista, a dire il vero, si perde addirittura fino al Monte Bré, al Monte Boglia, al Monte Bar e al Caval Drossa. Insomma, vi ho convinti vero?

Ecco quindi l’itinerario suggerito…

3 giugno 2021, Arzo (m500) – Cave di Marmo – Costa di Prabello – Pre Sacco (m769) – Poncione d’Arzo (m1017) – Monte Pravello (m1012) – Poncione d’Arzo (m1017) – Pre Sacco (m769) – Costa di Prabello – Perfetta – Arzo (m500)

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Pronti, partenza, via!

Partiamo dal villaggio di Arzo, che si trova in una zona collinare soleggiata, proprio alle pendici della meta finale: il Poncione d’Arzo. Da Arzo si diramano numerosi sentieri che, volendo, portano anche a un’altra meta famosa nel Mendrisiotto: il Monte San Giorgio. Ma questa è un’altra storia!

Il consiglio è quello di lasciare l’auto ai parcheggi del campo sportivo, che si trovano sulla strada cantonale che da Arzo porta a Meride. Il sentiero per il Poncione d’Arzo parte proprio dall’altra parte della strada e non potete mancarlo.

La prima parte dell’escursione è molto interessante perché permette di vedere le Cave di Arzo, un luogo storico dove, per anni, veniva estratto il marmo di Arzo. Per approfondire la loro storia si può percorrere il Sentiero del marmo.

Attraversiamo questo luogo ricco di fascino e saliamo, addentrandoci nel bosco. Il sentiero non presenta particolari difficoltà e si trova all’ombra, ciò che è di molto aiuto in quella che, presto, si rivela essere una delle prime giornate afose della stagione. La salita, pur se abbordabile, si fa quindi sentire e ci porta alla Costa di Prabello.

Qui d’improvviso c’imbattiamo in un prato verdissimo e incontaminato. L’ideale per una breve pausa per dissetarsi prima di percorrere la parte più difficile della giornata. Alla cima mancano infatti circa 300 metri di dislivello e vi assicuro che sono i più impegnativi.

Arriviamo però in cima in circa una ventina di minuti. Una cima composta, in realtà, da due: il Poncione d’Arzo, dove vi è una guardiola abbandonata e dove la vista in realtà è limitata dai molti alberi, e il Monte Pravello, dove vi sono un tavolo e alcune panchine, una croce e, soprattutto, una vista spaziale. 

Ci godiamo a lungo il panorama, sotto il sole di giugno, prima di scendere percorrendo lo stesso sentiero. Scegliamo una piccola deviazione sul finale che, passando dalla Perfetta (scuola verde del Comune di Chiasso), ci fa arrivare direttamente in paese.

Breve ma intensa, la passeggiata al Poncione d’Arzo è una destinazione ideale per trascorrere una mezza giornata nella natura, arrivando a un bellissimo punto panoramico.

Quanta gioia ad alta quota per l’escursione al Poncione d’Arzo?

Classificazione: 4 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 1H30 CIRCA, RITORNO: 1H
LUNGHEZZA7.37 KM
DISLIVELLO554M
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSONO
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSONO
ADATTO AI BAMBINISOLO E SOLTANTO SE SONO ABITUATI ALLA SALITA
PUNTI PANORAMICIIN CIMA!
PARCHEGGIOAL CAMPO SPORTIVO DI ARZO

Qualche immagine…

Escursione al Sasso Guidà

Lo dico subito: l’escursione al Sasso Guidà inizia con il botto! Infatti la prima parte, per intenderci quella che dai Monti di Ravecchia porta poco sopra ad Arbinetto, è la più dura. Si tratta di quasi 600 metri di dislivello positivo su un totale di 769 circa. Quindi la gran parte. Però ne vale la pena, eccome!

Il panorama dal Sasso Guidà fa il giro di mezzo Ticino!

È proprio così! Una volta giunti in cima al Sasso Guidà la vista spazia liberamente sul Bellinzonese, sul Piano di Magadino, sul Lago Maggiore, sulla Riviera e sulla Val Morobbia. Il Sottoceneri, invece, è nascosto ma in compenso è ottimamente rappresentato dal suo Monte più alto: il Camoghé, che svetta proprio lì davanti! Insomma, volete perdervi questa opportunità di vedere mezzo Ticino in un colpo solo?

Ecco quindi l’itinerario suggerito…

8 maggio 2021, Monti di Ravecchia (m974) – Monti della Zota – Arbinetto (1493m) – Laghetti della Costa (m1622) – Sasso Guidà (1712m) – Laghetti della Costa (m1622) – Pian Dolce e Capanna Genzianella (1357m) – Monti di Ravecchia (m974)

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Pronti, partenza, via!

La partenza è dai Monti di Ravecchia, che si raggiungono in auto da Giubiasco, su strada asfaltata, in direzione di Pianezzo e di Paudo. Da Paudo, continuando a salire, vi si arriva in circa 10 minuti. Vi è un parcheggio sterrato piuttosto grande. Il sentiero parte poco prima, sulla destra: i cartelli gialli, ben visibili e con indicazioni molto chiare, non lasciano spazio ai dubbi.

La salita è subito molto ripida e in circa 15 minuti si arriva ai Monti della Zota, dove ci si addentra in un fitto bosco di faggi. Per un bel pezzo non si vede più il cielo ma non è un male! Anzi, nelle calde giornate estive può essere un valore aggiunto.

Si sale per una buona mezzora finché non si arriva alla prima deviazione per la Capanna Genzianella. I cartelli traggono un po’ in inganno perché danno il Sasso Guidà raggiungibile in un’ora e 45 mentre in realtà è sufficiente 1 ora e 15 circa, quindi non lasciatevi prendere dallo sconforto!

Si continua diritti in direzione di Arbinetto, che si raggiunge in circa altri 20 minuti di ripida salita. Da questo piccolo monte, dopo altri 10 minuti, uscendo dal bosco si giunge a un’altra deviazione verso il Sasso Guidà. Non manca più molto e il grosso del dislivello è stato fatto.

Si continua quindi, su un sentiero pianeggiante con vista sulla Valle Morobbia e sul Camoghé, in direzione dei Laghetti della Costa (laghi? Noi non li abbiamo visti, forse erano sepolti dalla neve?). È una delle parti più belle dell’escursione, con le cime ancora innevate in lontananza e la natura che si risveglia. Una decina di minuti in cui ci si riposa e ci si può guardare in giro, prima di rientrare nel bosco e giungere ai Laghetti della Costa.

Da questa sorta di conchetta si dirama il sentiero per il Sasso Guidà, che in questo periodo per circa 250 metri è ancora innevato. Non vi sono comunque problemi a percorrerlo. Ai piedi della salita finale il sentiero è completamente libero dalla neve. Gli ultimi scalini sono molto alti ma la croce ben visibile e i primi scorci del panorama finale danno lo slancio per arrivare in cima!

Al Sasso Guidà vale la pena fare una bella pausa per godersi la splendida vista sul Bellinzonese, sul Piano di Magadino, sul Lago Maggiore, sulla Riviera e sulla Val Morobbia.

Per il ritorno si può scegliere di percorrere lo stesso sentiero o di fare una deviazione, che comunque non allunga la discesa, verso Pian Dolce e la Capanna Genzianella. Anche qui la vista è splendida e sarebbe un peccato non scoprirlo di persona. Da Pian Dolce in poco meno di mezzoretta si torna ai Monti di Ravecchia.

Meta forse meno rinomata di tante altre, l’escursione al Sasso Guidà è invece tutta da scoprire e regala scorci imperdibili.

Quanta gioia ad alta quota per l’escursione al Sasso Guidà?

Classificazione: 4 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 2H CIRCA, RITORNO: 1.15
LUNGHEZZA7.85 KM
DISLIVELLO761M
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSONO. LA CAPANNA GENZIANELLA NON È CUSTODITA.
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSO
ADATTO AI BAMBINISÌ MA DEVONO ESSERE UN PO’ ABITUATI A CAMMINARE ANCHE IN SALITA
PUNTI PANORAMICIIN CIMA!
PARCHEGGIOSÌ, AI MONTI DI RAVECCHIA

Qualche immagine…

Racchettata a Dalpe: l’incanto di Boscobello e Val Piumogna

In questo periodo sportivamente allietato dai Mondiali di sci, tra le racchettate in Ticino che meritano una medaglia vi è la racchettata a Dalpe. Ok, forse Dalpe non è Cortina, ma vi assicuro che in quanto a paesaggi incantati non ha nulla da invidiare alla regina delle Dolomiti.

Anzitutto vale la pena ricordare che i percorsi sono 4 e portano il nome di 4 animali: riccio, scoiattolo, marmotta e lupo. A questo link trovate tutti i dettagli. I 4 itinerari possono essere combinati tra loro, così da creare un’escursione su misura sia a livello di lunghezza sia di dislivello, ben adattabile anche a chi non è un esperto di racchette.

Noi abbiamo voluto unire il Boscobello e la Val Piumogna e il risultato ottenuto è stato semplicemente incantevole.

La racchettata a Dalpe: un po’ scoiattolo e un po’ marmotta

Per la nostra racchettata a Dalpe abbiamo quindi scelto di percorrere dapprima il percorso scoiattolo e in seguito il percorso marmotta. In questo inizio di anno ho qualche acciacco (sarà l’età?!) e quindi ho preferito non esagerare, né con il dislivello, né con i chilometri… e in questo senso la scelta si è rivelata perfetta!

Ecco quindi l’itinerario suggerito

14 febbraio 2021, Dalpe (m1206) – Cléuro di Dalpe (m1272) – Boscobello (m1336) – Piumogna (m1405)- Boscobello (m1336) – Vidrasco – Dalpe (m1206)

Link all’itinerario su SvizzeraMobile

Pronti, partenza, via!

Il luogo della partenza è facile da trovare. Con l’auto si segue la via principale che sale da Prato Leventina e una volta arrivati a Dalpe, all’altezza della strada che scende verso il nucleo e l’hotel Des Alpes, si svolta a destra. Vi è un parcheggio dove si può lasciare la macchina e da cui si dirama un sentiero ben marcato nella neve.

Partiamo quindi seguendo questo sentierino e dopo circa 5 minuti svoltiamo a sinistra, iniziando a salire leggermente. Il sole è alto nel cielo e illumina il paesaggio. Non mi reco spesso, a Dalpe, ma mi rendo conto del potenziale di questo piccolo villaggio dell’Alta Leventina anche in inverno.

Teniamo sempre la sinistra e continuiamo a salire finché non arriviamo a Cléuro di Prato. Tanta neve, una stalla e qualche cascina qua e là rendono il paesaggio speciale. Già da qui si gode di un bel panorama, non solo su Dalpe ma anche sulle montagne circostanti. E quindi in lontananza si vedono l’assolata Carì e il Pécian (vi ricordate che meraviglia l’escursione al Pizzo Pécian?).

Continuiamo a salire finché non raggiungiamo la stradina ben battuta che s’infila nel Boscobello. Qui entriamo in un bosco magico e inizia una delle parti più spettacolari dell’escursione: i larici imbiancati, con il freddo di questi giorni, si sono trasformati in alberi incantati, che brillano sotto i raggi del sole che vi filtra attraverso. Qui è presente l’unico strappetto della giornata, ma vi assicuro che il posto è talmente bello che lo si supera senza nemmeno rendersene conto.

Il sentiero si allarga e da qui procediamo in falso piano, sempre al sole (attenzione! Mi dicono che nel mese di dicembre e di gennaio questa parte rimane più ombreggiata). In circa 15 minuti arriviamo al primo ponticello sulla Piumogna. Il fiume scorre tra le pietre innevate e il paesaggio invoglia a proseguire. Continuiamo quindi ad addentrarci nella Val Piumogna seguendo il sentiero sulla destra del fiume, che in altri 15 minuti circa ci porta dapprima nel nucleo di Polpiano, poi nel piccolo nucleo di Piumogna e infine al secondo ponticello sulla Piumogna. È un posto incantevole e, complice una giornata perfetta dal punto di vista meteorologico, fotografo tutti gli angoli possibili e immaginabili. Quanta pazienza per chi mi accompagna!!!

Dopo le foto di rito giunge il momento di tornare indietro, imboccando però il sentiero sull’altro versante del fiume, che in un quarto d’ora circa ci riporta, scendendo leggermente, al primo ponticello. Da qui riprendiamo la via che abbiamo percorso all’andata, in direzione di Dalpe. All’uscita del Boscobello decidiamo di allungare un po’ l’itinerario e fare una piccola deviazione verso lo scilift di Prato Leventina, senza però raggiungerlo: scendiamo infatti lungo il pendio, in mezzo alla neve fresca, fino a ricongiungerci con la strada che ci riporta alla macchina.

Giornata perfetta, luogo incantevole, scorci speciali: magia assicurata per questa escursione a portata anche dei più pigri!

Quanta gioia ad alta quota per la racchettata a Dalpe?

Classificazione: 4.5 su 5.

Qualche dato…

DURATA2h30 circa
LUNGHEZZA9.3 KM
DISLIVELLO277 M
DIFFICOLTÀWT2
RISTORO SUL PERCORSOSOLO IN PAESE
ACQUA SUL PERCORSOA INIZIO PERCORSO
ADATTO AI BAMBINI
PUNTI PANORAMICIÈ TUTTO UN PANORAMA!
PARCHEGGIO

Qualche immagine…

Il Monte Lema, anche con le racchette!

C’è un posto, nel Malcantone, dove la vista si apre sul lago di Lugano, sul lago Maggiore e sulle valli della regione di Luino: il Monte Lema. In estate è una vetta ambita, raggiungibile con una bella sgambata sotto il sole cocente. In inverno si può trasformare, chiaramente a patto che le condizioni d’innevamento lo consentano, in una ciaspolata super panoramica: la racchettata al Monte Lema è quindi da tenere in considerazione, soprattutto per chi vive nel Luganese e vuole evitare chilometri di auto.

La racchettata al Monte Lema: una vista a 360 gradi pazzesca

Le nevicate del mese di dicembre 2020 sono generose e il paesaggio è imbiancato. Non sono mai stata al Monte Lema in inverno e sono molto curiosa. Le montagne che si presentano davanti ai nostri occhi – dal Monte Tamaro al Monte Ferraro, dal San Salvatore al Monte Bré – sono di un bianco candido, che contrasta con il blu luminoso dei laghi Ceresio e Maggiore e del cielo. Non c’è una nuvola: una meraviglia per gli occhi che ripagherà dalle fatiche di questa bella racchettata in Ticino.

Ecco quindi l’itinerario suggerito

13 dicembre 2020, Miglieglia (m959) – Boschetti – Credarescia (m1224) – Màter da Còla – Monte Lema (m1620) – Màter da Còla – Credarescia (1224)- Boschetti – Miglieglia (m959)

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Pronti, partenza, via!

Si parte da Miglieglia, nel Malcantone, per la precisione dal parcheggio della funivia. Per non sbagliare, tenete presente che il sentiero sale esattamente sotto la funivia e che per raggiungerlo bisogna percorrere il primo pezzo su strada asfaltata. Non a caso la via si chiama “Via Monte Lema”.

All’altezza della fattoria inizia il sentiero vero e proprio, che “taglia” due volte la strada asfaltata fino ad arrivare in zona Fontanino. Da qui poi la salita diventa più ripida e inizialmente conduce nel bosco. In questa tratta dove batte poco il sole la neve è un po’ dura ma non appena gli alberi lasciano lo spazio al cielo, una quindicina di minuti più tardi, torna a essere soffice e bellissima. E bellissimo è anche il panorama di cui si gode da qui sino alla vetta: il Malcantone, il lago Ceresio, il Monte Generoso, Lugano, e potrei continuare… e su fino al Monte Lema!

La cima però è ancora lontana, la traccia è poco chiara e la neve è tanta. Salire richiede un certo impegno perché il pendio innevato è molto ripido e dobbiamo continuamente zigzagare per evitare di cadere. Piano piano il ristorante dapprima e la croce in seguito, sono più vicini. Con un po’ di pazienza arriviamo in cima e la vista è davvero splendida. È anche una giornata molto tersa, quindi l’orizzonte può allungarsi fino alle Alpi da una parte e alla Pianura Padana dall’altra.

In vetta tira un bel venticello. La pausa quindi non è lunghissima e decidiamo di scendere. Vista la pendenza, potete immaginare i ruzzoloni in discesa! Seguiamo lo stesso itinerario dell’andata, con la differenza che a scendere ci mettiamo soltanto un’oretta e mezza circa.

Una bellissima racchettata nel Luganese, dove il panorama ripaga dagli sforzi di una salita piuttosto impegnativa!

Quanta gioia ad alta quota per la racchettata al Monte Lema?

Classificazione: 4 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 2H30 circa, RITORNO: 1H30 circa
LUNGHEZZAKM 9.7
DISLIVELLO M709 (positivo)
DIFFICOLTÀWT2/WT3
RISTORO SUL PERCORSONO
ACQUA SUL PERCORSONO
ADATTO AI BAMBINISOLO SE ABITUATI A PENDENZE IMPEGNATIVE
PUNTI PANORAMICI
PARCHEGGIO

Qualche immagine…

Un super classico: la racchettata al San Lucio

L’escursione al San Lucio è un super classico di ogni stagione. Un super classico che non delude, oserei dire, nemmeno nella sua versione invernale: la racchettata al San Lucio unisce infatti alcuni aspetti fondamentali. È medio-facile, adatta a tutti, relativamente veloce (la salita dura infatti circa un’ora e quaranta e la discesa un po’ più di un’oretta), si svolge completamente al sole ed è inserita in uno splendido contesto naturalistico, con vista da favola sulla Val Colla. Inoltre, aspetto da non sottovalutare, arrivati sul Passo del San Lucio vi sono ben due capanne dove rifocillarsi, una sul versante svizzero e una su quello italiano (attenzione, in tempi di pandemia occorre verificare se sono aperte!).

La racchettata al San Lucio: minimo sforzo, massimo risultato

Con la racchettata al San Lucio si fa quindi il minimo sforzo per ottenere il massimo risultato! Con questo non voglio dire che non sia impegnativa, perché vanno comunque affrontati circa 600 metri di dislivello, bensì che è un’ottima soluzione per quelle giornate in cui si ha voglia di trascorrere una giornata nella natura, facendo del sano movimento ma senza alzarsi alle 7 del mattino!

Ecco quindi l’itinerario suggerito

10 gennaio 2021, Bogno (m959) – Alpe di Cottino (m1441) – Passo San Lucio (m1541) – Alpe di Cottino (m1441) – Bass Comun – Campasc – Bogno (m959)

Link all’itinerario su SvizzeraMobile

Pronti, partenza, via!

Partiamo da Bogno con il sole già alto e la scelta si rivela molto azzeccata poiché in questo modo abbiamo raggi e calore per tutta la salita e per tutta la discesa. Unico dettaglio: trovare parcheggio! Visto che è tardi, non è evidente: non siamo di certo gli unici ad aver scelto questa zona!

In ogni caso non ci perdiamo d’animo perché per posteggiare vi sono alcune possibilità: o in mezzo al paese, o sulla strada che porta verso la scuderia, o in cima al paese, in prossimità dell’inizio del sentiero. E un buchino lo troviamo!

Il sentiero che scegliamo per salire al San Lucio parte dalle case in cima al paese. I cartelli si vedono in modo chiaro ed è sufficiente seguirli. Il percorso è ben battuto e non vi sono particolari difficoltà. Ed è splendido.

La parte iniziale è una piacevole salita a zigzag, in un bosco che sembra incantato, dove attraversiamo anche un ruscello in parte ghiacciato. Poi lasciamo il bosco e la pendenza aumenta. Ma non vi è tempo per avvertire la fatica perché è tutto talmente bello, e la neve talmente tanta, che procediamo spediti, fermandoci diversi volte per ammirare, sulla destra, la vista che si apre sulla Val Colla e sul Luganese.

Racchetta dopo racchetta, dopo circa un’ora abbondante arriviamo all’Alpe Cottino, luogo in cui regna una pace assoluta e quindi ideale per una pausa. Da qui al San Lucio non manca molto, all’incirca un quarto d’ora e un centinaio di metri di dislivello positivo.

Ripartiamo dall’Alpe Cottino e ci ricongiungiamo con la strada forestale che sale da Bogno, arrivando dapprima alla Capanna San Lucio e in seguito al Passo San Lucio, dove vi è anche l’omonima chiesetta, che per chi non si è mai recato in zona sarà una bellissima sorpresa, soprattutto se in parte sommersa dalla neve. Proseguendo si arriva anche al Rifugio San Lucio, la capanna italiana: il Passo San Lucio è infatti raggiungibile anche dall’Italia, dalla Val Cavargna.

Dal passo si gode di un panorama pazzesco sulle due vallate e sulle cime circostanti, dal Gazzirola al Monte Bar, dalla Cima di Fojorina al Monte Cucco, solo per citarne alcune. Le idee per altre racchettate nascono, spesso, semplicemente guardandosi in giro.

Unico neo, che mi sento di riportare per gli amanti della tranquillità assoluta: proprio oggi diverse motoslitte rumorose sfrecciano su e giù dai bianchi pendii adiacenti, ciò che guasta decisamente la sensazione di pace percepita per tutta la durata della splendida ascesa da Bogno. Ma nessun problema: basta scendere all’Alpe Cottino per recuperarla. Cosa che facciamo.

Dall’Alpe Cottino, per tornare a Bogno, prendiamo inizialmente lo stesso sentiero dell’andata ma dopo una decina di minuti di cammino decidiamo di seguire la prima deviazione che incontriamo sulla destra verso Cozzo. Ci godiamo così una discesa completamente soleggiata, fino ad arrivare in zona Campasc. Qui il sentiero si divide: a destra va verso Cozzo e a sinistra torna su Bogno. La pendenza è decisa, quindi i ruzzoloni in mezzo alla neve sono garantiti!

Escursione splendida, facile, a portata di tutti!

Quanta gioia ad alta quota per la racchettata al San Lucio?

Classificazione: 4 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 1H40 circa, RITORNO: 1H circa
LUNGHEZZA7 KM
DISLIVELLO636 M
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSOAlla Capanna San Lucio o al Rifugio San Lucio
ACQUA SUL PERCORSOA INIZIO PERCORSO
ADATTO AI BAMBINI
PUNTI PANORAMICISÌ, SULLA VAL COLLA
PARCHEGGIOSCARSI

Qualche immagine…

Escursione al Monte Ferraro – Una vista a 360 gradi sul Sottoceneri

Quando si dice che sopra le nuvole c’è sempre il sole… Salendo in auto la famosa Penüdria, che da Gravesano porta ad Arosio, avevamo davvero il dubbio che potesse essere il giorno sbagliato per un’escursione al Monte Ferraro: c’era decisamente tanta, tantissima nebbia.

Con il sole l’escursione al Monte Ferraro offre un panorama spettacolare!

La nebbia però, arrivati ad Arosio, si è dissolta e ha fortunatamente lasciato posto al sole! Per fortuna, perché dalla cima del Monte Ferraro si gode di una fantastica vista a 360 grandi su tutto il Sottoceneri… e quindi sarebbe davvero un peccato fare questa gita con il brutto tempo.

Ecco quindi l’itinerario suggerito

24 ottobre 2020, Arosio (929m)- La Bassa (1367m) – Monte Ferraro (1493m)- Böscior (1139m) – Arosio (929m)

Link all’itinerario su SvizzeraMobile

Pronti, partenza, via!

Superato, in auto, il nucleo di Arosio, si parcheggia l’auto all’inizio della strada per i Monti. Non si può sbagliare, ci sono un piccolo spazio per 5-6 macchine e una barriera.

Ci avviamo a piedi seguendo la strada asfaltata. Il sentiero parte dolce, in mezzo a uno splendido bosco di castagni, ed è ben segnalato. Subito dopo aver preso la prima deviazione sulla sinistra, invece, di dolce rimane soprattutto il profumo del bosco e delle foglie ancora bagnate dal giorno precedente… perché si inizia a salire in modo più deciso! I colori autunnali delle betulle e dei faggi però sono talmente belli che non ci rendiamo nemmeno conto di fare fatica.

Arriviamo piuttosto velocemente a uno splendido punto panoramico, da dove si vede molto bene il primo tratto della traversata Lema-Tamaro (“Quando la rifacciamo???”), e poi riprendiamo la salita. L’ottima cena della sera prima si fa decisamente sentire (o forse è il vino?) ma siamo qui anche per bruciarla e quindi continuiamo a salire fino ad arrivare a un pianoro denominato La Bassa. Qui il panorama inizia a suggerire alla fotografia. Non solo. Immediatamente, alzando lo sguardo, scorgiamo l’omino di sassi del Monte Ferraro: significa che manca davvero poco!

Seguiamo il sentiero che svolta a destra. In linea d’aria manca davvero poco, sì, ma l’ultimo pezzo è bello in piedi e, soprattutto, sul percorso riposano in modo molto poco pacifico diversi cuccioli di highlander, le mucche scozzesi. Non è che hanno proprio voglia di lasciarci passare: oltre a guardarci di sbieco masticando erba ci fanno sentire veramente due intrusi! Ma la fortuna è dalla nostra parte: accanto a noi c’è un gruppo di ragazze intente a fare pic nic e quindi i simpatici padroni di casa sono più attratti da loro e noi riusciamo a passare un po’ di corsa e (quasi) inosservati.

Quindi ecco, per arrivare in cima bisogna fare uno sforzo in più! Però ne vale davvero la pena. Fatti gli ultimi metri ci si ritrova infatti spiazzati da un panorama pazzesco. La vista è a 360 gradi e in una giornata splendida e tersa come quella di oggi si vede tutto. Dalla Cima dell’Uomo al Pizzo di Claro, dal Camoghé al Gazzirola passando per il Monte Bar, dai Denti della Vecchia al Monte Boglia, dal Generoso al San Salvatore, dal Monte Lema al Monte Tamaro. E in lontananza la Dufourspitze. E chissà quante cime sto dimenticando. Voilà: ora è davvero il momento di sbizzarrirsi con scatti e selfie panoramici.

Pranziamo davanti a questa meraviglia, facciamo – appunto – le foto di rito e poi scendiamo. Giunti alla Bassa, decidiamo di non seguire la via percorsa all’andata ma di rendere circolare l’itinerario, prendendo quindi la deviazione sulla destra, che scende verso Arosio. Dopo una ventina di minuti il sentiero si trasforma in strada sterrata e poi asfaltata.

Siamo presto alla macchina, in tempo per raccogliere qualche castagna. Nel periodo autunnale, infatti, questa zona è molto generosa e, se avete dei bambini, saranno felici di scorrazzare sotto gli alberi. Noi invece, oltre ad aver recuperato facilmente la cena, siamo felici di aver conosciuto meglio anche questa terrazza su parte del Ticino.

Quanta gioia ad alta quota per il Monte Ferraro?

Classificazione: 4 su 5.

Qualche dato…

DURATAANDATA: 1.30 H CIRCA, RITORNO : 1 H CIRCA
LUNGHEZZA9 KM
DISLIVELLO564m
DIFFICOLTÀT2
RISTORO SUL PERCORSONO
FONTI D’ACQUA SUL PERCORSONO
PUNTI PANORAMICIDIVERSI
ADATTO AI BAMBINI
PARCHEGGIO

Qualche immagine…